Il fatto è che, poi, non c'è nessuno che ascolti o legga le mie libere opinioni.
Così, dopo aver visto i sindacalisti in cachemere al potere, fortunatamente rinviati a sfoggiare i golfini fuori dai cancelli delle fabbriche, adesso c'è un revival di destra, con tanto di inni al Duce per acclamare gli eletti.
Siamo passati al polo opposto.
Sono nato in era democristiana, cioé al centro e, nel 1981, studiai per un esame un libro di Giovanni Sartori "Partiti e sistemi di partito", grazie al mio professore di Scienza della Politica all'Università, che spiegava bene come il centro, in politica, non esista e sia una mera unione artificiale dei lembi estremi della destra e della sinistra, destinata a non durare.
Ho assistito, negli ultimi quindici anni, all'evoluzione del sistema italiano, che è avvenuta come prevedeva Sartori nella sua Università americana.
Dalle grandi coalizioni di centro siamo passati al bipolarismo, per assistere ora alla formazione delle attuali quattro o cinque pseudo - neo - democrazie - cristiane - percepite e presenti in Parlamento (l'Italia è sempre il Paese del Papa e della maggior parte dei Santi) e alla scomparsa dei piccoli ed essenziali partiti di opinione, tra cui il Partito Repubblicano.
Ma c'è qualcosa che non va stamattina, che mi lascia un senso di amaro in bocca se, per acclamare un sindaco di Roma, si devono riaprire pagine di storia che meritano altro tipo di rivisitazioni e celebrazioni.
E quasi quasi ho paura pure a scriverlo e a ricordarlo.
Ripenso a quando avevo sedici anni e dei ragazzi neofascisti stavano per picchiarmi, senza motivo, senza una ragione, proprio sul Corso dove avantieri passeggiavo tranquillamente.
Ma, di questi tempi, il vero limite alla libertà di opinione è che gridiamo tutti insieme, nessuno ci ascolta e nessuno ascoltiamo.
Io per primo.
Così, dopo aver visto i sindacalisti in cachemere al potere, fortunatamente rinviati a sfoggiare i golfini fuori dai cancelli delle fabbriche, adesso c'è un revival di destra, con tanto di inni al Duce per acclamare gli eletti.
Siamo passati al polo opposto.
Sono nato in era democristiana, cioé al centro e, nel 1981, studiai per un esame un libro di Giovanni Sartori "Partiti e sistemi di partito", grazie al mio professore di Scienza della Politica all'Università, che spiegava bene come il centro, in politica, non esista e sia una mera unione artificiale dei lembi estremi della destra e della sinistra, destinata a non durare.
Ho assistito, negli ultimi quindici anni, all'evoluzione del sistema italiano, che è avvenuta come prevedeva Sartori nella sua Università americana.
Dalle grandi coalizioni di centro siamo passati al bipolarismo, per assistere ora alla formazione delle attuali quattro o cinque pseudo - neo - democrazie - cristiane - percepite e presenti in Parlamento (l'Italia è sempre il Paese del Papa e della maggior parte dei Santi) e alla scomparsa dei piccoli ed essenziali partiti di opinione, tra cui il Partito Repubblicano.
Ma c'è qualcosa che non va stamattina, che mi lascia un senso di amaro in bocca se, per acclamare un sindaco di Roma, si devono riaprire pagine di storia che meritano altro tipo di rivisitazioni e celebrazioni.
E quasi quasi ho paura pure a scriverlo e a ricordarlo.
Ripenso a quando avevo sedici anni e dei ragazzi neofascisti stavano per picchiarmi, senza motivo, senza una ragione, proprio sul Corso dove avantieri passeggiavo tranquillamente.
Ma, di questi tempi, il vero limite alla libertà di opinione è che gridiamo tutti insieme, nessuno ci ascolta e nessuno ascoltiamo.
Io per primo.







