
La vita di paese mi sta, lentamente e inesorabilmente, soffocando.
Passeggiando per il Corso chiuso al traffico, durante la mia serale ora d'aria, in compagnia di altri sfaccendati vari, vedo, affisso alle vetrine di un negozio di abbigliamento femminile, un foglio formato A4, in orizzontale, con su stampato "Si cerca cuoco, anche prima esperienza".
Rido, pensando alla prima esperienza del cuoco ed a come e con chi la dovrà affrontare.
Traduco il pensiero in una battuta di spirito maliziosa che contagia la risata ai miei compagni occasionali di passeggiata.
Io, intanto, nel vedere la bocca sdentata dell'ormai anziano amico professore che si sta sganasciando di gusto, penso alla povera Alda Merini, quando, ancora considerata più una mezza matta che una vera poetessa, poteva ancora scendere sotto casa sua ai Navigli, a godersi il fresco nelle sere d'estate, in compagnia di barboni ed immigrati di colore.
Così almeno narra la mitologia ufficiale della poetessa.
Ai miei compagni di passeggio, a seguire, propongo la fondazione di un circolo filosofico come argomento di discussione.
L'amico professore sdentato e spelacchiato, docente di fisica e appassionato di astronomia, prende al volo la palla per narrare, per l'ennesima volta, di come lui stia cercando, da una vita, di istituire un circolo astronomico cittadino, che sarebbe un faro per l'intera comunità e di come le autorità comunali, inette, non lo aiutino a realizzare questo suo intento.
Cosa c'entra tutto questo con Cosimo Argentina ed il suo ultimo romanzo, pubblicato da Manni?
Nulla.
Ieri, Mario Desiati e Repubblica gli hanno dedicato l'apertura in prima pagina ed un paginone con titolo a caratteri cubitali nell'edizione barese di Repubblica.
Fa piacere ricordare che io e Mimmo, tanto tempo fa, ci siamo incrociati, in una scuola dalle parti di Milano, per un intero anno scolastico.
E lui amava raccontare di quella volta che andò a fare visita ad Alda Merini e si trovò a dover fronteggiare la poetessa molto indispettita nel sentire che lui era proprio di Taranto, la dannata città, patria di quel marito traditore che aveva osato rinchiuderla in manicomio.







