venerdì, 30 maggio 2008
immagine da wikipedia Mont Saint Michel wikimedia commons
ti porto qui, a mangiare gli spaghetti con le cozze e le ostriche e a bere il muscadet.
Cosa fai, vieni?
giovedì, 29 maggio 2008
e le personalità molteplici.
Dentro di noi coesistono tutte le verità.
Ogni volta che credo di aggrapparmi ad una certezza, sento l'altra parte di me farsi fluida e scivolare altrove.
Parlando di evoluzionismo contro creazionismo, ci dimentichiamo di chiederci se l'evoluzione abbia interessato tutti gli essere umani nella stessa misura e nella stessa direzione.
Ci sono esseri umani più evoluti ed altri meno evoluti?
Ci sono esseri umani che si stanno evolvendo in una direzione sbagliata a causa della cappa che grava sull'umanità tutta?
Forse, tanto più si è evoluti, raffinati, specializzati, quanto più si è capaci di governare da soli la propria contraddittorietà, la propria innata molteplicità.
I partiti politici, la destra e la sinistra sono delle forme superate perché nessuno di noi potrà essere mai davvero pienamente di destra o di sinistra?
In ognuno di noi convivono il progressista ed il reazionario, l'uomo di fede e l'agnostico, ne siamo tutti consapevoli.
Pensieri filosofici?
No, ho semplicemente ascoltato Fiorello alla radio in una delle sue più riuscite imitazioni.
martedì, 27 maggio 2008
L'amico Elio Scarciglia, fotografo ed operatore culturale leccese, mi ha chiesto un aiuto per divulgare un'iniziativa di solidarietà a favore di una bimba.
Faccio quello che posso, invitando chi ne voglia sapere di più a cliccare sul link del blog dell'associazione culturale Terra d'ulivi qui a sinistra in basso.
Grazie ad Elio per aver pensato a me e grazie a chi vorrà contribuire.
lunedì, 26 maggio 2008

Il 4 maggio del 1980 moriva il maresciallo Tito.
Era stato il dittatore della Yugoslavia.
Con la forza e la repressione aveva tenuto insieme per trentacinque anni le tante anime diverse che componevano la federazione yugoslava .
Dopo la sua morte, fra gli Stati federati si avviò un processo di disgregazione che portò alle conseguenze che tutti noi oggi conosciamo.
In questi giorni il maresciallo Tito mi torna spesso in mente.
giovedì, 22 maggio 2008
Come richiestomi da WG:
http://palermo.blogolandia.it/2008/05/21/23-maggio-1992-ore-1758-tu-doveri/
mercoledì, 21 maggio 2008
Se compro la Repubblica, parte della mia giornata se ne va nell'attenta lettura e rilettura delle sue pagine.
Dopo ventisei anni, tutte le volte che apro la Repubblica, sento ancora su di me lo sguardo severo del professore di Sociologia dell'Università che la Repubblica e Scalfari non li sopportava proprio e mi sanzionava con eloquenti occhiate nel vedermi leggerla in attesa della lezione.
Nonostante i sensi di colpa, come quando da ragazzi ci si ostina a frequentare cattive compagnie per il fascino malefico che esse esercitano, provo ancora a cercare di capire qualche cosa di quel giornale.
Ciò che mi chiedo da tanti anni è a quale cultura laica e di sinistra il giornale si voglia riferire nel fare informazione.
Il giornale certe volte mi sembra solo un enorme business, un canto del capitalismo e del libero mercato fatto benissimo come prodotto e come conti, collocato contro uno sfondo cangiante di ottime intenzioni pseudo progressiste.
E' evidente che molti lo leggono solo perché dona stile, come le copertine dei libri dell'Adelphi.
Io ho interrogato con discrezione qualche lettore sospetto ed ho la certezza di quanto dico.
Tanti articoli sono comunque molto interessanti.
E come dimenticare quando vi scriveva Italo Calvino?
Ieri Pietro Citati sparava a zero sul sistema italiano dell'istruzione.
Sostanzialmente diceva che, per avere appena un'infarinatura di una certa materia e passare il relativo esame universitario, bisognerebbe aver letto tremila, come si faceva un tempo, e non sole duecento pagine, come accade adesso nelle Università.
Citati sostiene che, di questo passo, diventeremo tutti ignorantissimi, professori universitari, professori di scuole medie e, più di tutti, gli alunni.
Citati, leggendo bene l'articolo, sembrava quasi non sapere su quale giornale sarebbe stato pubblicato il suo scritto.
martedì, 20 maggio 2008
D: oltre all'ambizione, quali sono i dati salienti del carattere di Valenti e Ferida che hanno attirato la sua attenzione?
R: c'è qualcosa nel loro carattere di molto attuale, che ha a che fare con il dna degli italiani. Questo insieme di vanità, infantilismo, incapacità di vedere il dato collettivo e pensare solo ai propri piccoli interessi, è proprio della natura degli italiani, che non pensano mai in termini di società ma di sfrenato individualismo, il che ne fa magari dei grandi artisti, ma dei cittadini assolutamente imperfetti.
dall'intervista di Barbara Corsi a Marco Tullio Giordana - VIVI IL CINEMA numero 3 2008.
mercoledì, 14 maggio 2008
Incravattato come un tirapiedi
estinguo il conto
ti scaravento avvolta
contro il Volto Santo
il solito passaggio sconveniente
il niente a volte
estingue un altro niente
tu taci e dammi ancora baci
che son febbricitante e vago
tra linee d'orizzonte parallele
continuando a cercarti inutilmente.
sabato, 10 maggio 2008
Sebbene per tutto il giorno non avessi concluso nulla, provai ugualmente, a fine giornata, un profondo senso di soddisfazione.
Scendendo a valle attraverso il bosco, guardai il cielo ancora caldo e luminoso e mi sentii leggero.
Guidavo l'auto lentamente, come in sospensione eterea fra cielo e asfalto.
Era come se avessi improvvisamente afferrato il senso della vita per un lembo e riuscissi finalmente a trattenerlo tra le mie mani, nella calma assoluta.
Nell'azzurro luminoso del cielo, nel verde degli alberi, nella cima innevata delle montagne, nelle nuvolette bianche mi sembrò di aver trovato per qualche attimo la risposta a tutto.
Scendendo a valle, quando il bosco lasciò il passo alle distese di grano duro ai piedi dell'Appennino, il mio viso si accartocciò all'improvviso in una smorfia di dolore.
Due gocce di pioggia si depositarono sui miei occhi, sentii quel sottile lembo sfuggirmi dalle mani e tutto fu di nuovo avvolto nell'ombra.
lunedì, 05 maggio 2008
Quando la suora finì di dettare la traccia, accanto alla scrittura con l'inchiostro blu, mi apparve un grosso punto interrogativo.
Dovevamo parlare del giorno più bello della nostra vita ed io, per quanto scavassi nella memoria, non riuscivo proprio a trovarne uno.
A casa, per motivi straordinari, nei quali erano direttamente coinvolti santi e madonne, motivi che avrei compreso nella loro pienezza soltanto in età adulta, non si rideva mai. La mia vita si svolgeva monotona, senza feste e senza cerimonie, senza amici e senza parenti.
Io rileggevo la traccia e non mi ricordavo un giorno bello che fosse uno. Quella mattina non sapevo proprio cosa scrivere.
Solo trent'anni dopo, una conferenza di Salvatore Natoli mi avrebbe chiarito le idee sul concetto di felicità.
La felicità si comprende sempre dopo, non nel momento in cui la si vive, ma solo dopo, ripensandoci, quando non c'è più.
Quel lontano giorno dalle suore la felicità era un concetto che mi sfuggiva, come il mercurio da un termometro andato in frantumi.
Non avevo proprio idea di cosa fosse una giornata felice, non sapevo proprio cosa scrivere.
Mi inventai una gita, una scampagnata in allegria con la famiglia e scrissi.
La suora, il giorno dopo, era feroce.
Ci disse che soltanto uno di noi aveva svolto correttamente il compito, uno che di solito non scriveva neanche tanto bene, e ci spiegò che il giorno più bello della nostra vita, quello da incorniciare, era il giorno dell'incontro con Gesù: il giorno della prima comunione.
Io non me ne ero accorto. Mi ricordo però, nell'estate della mia prima comunione, i Mondiali del Messico e che l'Italia perse 4 a 1 contro il Brasile di Pelé. E dire che giocavano Riva, Mazzola, Facchetti. Ed il regalo, una macchina fotografica Polaroid.
L'altro giorno l'ho incontrata dopo tanti anni. Mentre parlavo col marito, i nostri sguardi, le nostre mani si sfioravano, si cercavano.
Risentivo di nuovo il suo odore, riprovavo i brividi che mi dava la sua voce e la stessa attrazione, il suo sapore, sentivo scorrere nel sangue lo stesso antico desiderio di perdermi dentro di lei, di morire dentro di lei.
E' proprio vero che il primo amore non si scorda mai.
Ricordo un pomeriggio, una fuga dall'Università, un lungo viaggio in autostop e l'autostrada è un muro, pieno di felicità, fino a casa sua.
Il citofono, l'ascensore, la porta e, finalmente, lei, i lunghi capelli bagnati e l'accappattoio che si slacciò, lasciando scoperto il suo seno meraviglioso ed il suo corpo nudo.
Ecco, a ripensarci, forse, quel pomeriggio lontano deve essere stato il giorno più bello della mia vita.