venerdì, 28 marzo 2008
Ieri sera la Condotta Slow Food di Alberobello, dovo sono stato iscritto d'ufficio per meriti enologici,  ha ospitato Carlin Petrini, presidente di Slow Food International e fondatore dello stesso movimento - associazione- casa editrice per un incontro-intervista.

Così un altro libro con dedica, quella di Petrini, si è aggiunto al numero di libri che non trovano collocazione dentro casa mia e languono indegnamente accolti come profughi in un centro di accoglienza temporanea o come anime vaganti nel purgatorio.

Petrini, chissà perché, ieri sera mentre parlava mi faceva pensare a Bossi.

Accostamento davvero irriverente per entrambi, perché Petrini è un ex comunista, langarolo come Pavese, Fenoglio e Arpino mentre Bossi è Bossi.

Pensavo così perché ambedue hanno avuto la capacità di cavalcare un'onda, che c'era già, per diventare celebri, Bossi il sentimento del sempre latente "razzismo-voglia di separatismo" delle genti padane e valligiane, Petrini l'onda della diffusa e sentita necessità di arginare lo strapotere delle industrie alimentari che hanno trasformato gli alimenti in prodotti chimici veri e propri, probabili cause di cancro.

Petrini, come un contadino, costruisce argini e dighette e come un partigiano mette sacchetti di sabbia e scava trincee e questo darsi da fare lo ha reso un'autorità a livello planetario per la tutela del cibo genuino.

E in tanti, in tutto il mondo, emerso e galleggiante, hanno seguito Petrini come un grande maestro di pensiero e qualcuno parla per lui persino di premio Nobel.

La persona è squisita, anche se nel parlare gli sfugge qualche parolaccia per sottolineare le sue origini proletarie,  pronunciata con eleganza peraltro.

E nel firmarmi il suo libro, mi ha ringraziato con garbo.

Io non so se lo leggerò, perché sto abbandonando il mio interesse per il cibo in generale.

Credo che i miei chili di troppo mi stiano rovinando l'esistenza.

E, provando per l'ennesima volta a dimagrire, ho inventato la mia dieta popperiana.

images

Il filosofo, in realtà, con gli spaghetti non c'entra nulla.

Ma la mia è una dieta che ribalta il metodo, come il suo "principio di falsificazione".

Invece di seguire una dieta posta a priori, con tutto il disagio conseguente per le ricerche di alimenti assurdi, che rispettino le prescrizioni dello scienziato di turno, a sera registro accuratamente in un quaderno (diario alimentare) quello che ho mangiato nel corso della giornata e calcolo le calorie in base al peso di ciascun alimento ingurgitato e, così facendo, falsifico, eccome se falsifico!

Spesso, nel farlo, mi regolo ad occhio.

Risultato?

Due chili in una settimana. Un vero record.

Ed in più, quando sono stato bravo, a conteggi chiusi, mi concedo dei premi.

Chi ha mai detto che i filosofi non servono a nulla?

Ma Popper, se sapesse che scrivo queste cazzate chiamandolo in causa, che cosa ne penserebbe?

postato da: jesoi alle ore 11:24 | Permalink | commenti (6)
categoria:
giovedì, 27 marzo 2008
turno

"Turno" di Rodolfo Cubeta
postato da: jesoi alle ore 15:47 | Permalink | commenti (3)
categoria:
mercoledì, 26 marzo 2008
finestra_nera
Benito Aguzzoli "La finestra nera"

Venerdì scorso c'era un articolo di Mario Desiati sulle pagine locali di Repubblica.

Io ho incominciato a leggere con attenzione Mario Desiati giornalista qualche anno fa, proprio grazie ad un altro suo articolo su Repubblica che narrava la storia della poetessa salentina Claudia Ruggeri.

Qualcosa di davvero toccante e sconvolgente.

Venerdì scorso lo scrittore martinese si occupava dei riti della settimana santa a Taranto, citando anche il mio amico e scrittore tarantino Cosimo Argentina, che chiama l'Addolorata di Taranto la "Dama nera".

Era da tanto che sentivo parlare delle processioni tarantine ed il giorno di Pasquetta sono andato a Taranto in perlustrazione.

A processioni fatte puoi sempre parlare con la gente e dare un'occhiata in giro.

Mi sono fatto accompagnare da un'amica, plagiandola con la promessa di farle vedere gli ori di Taranto, esposti al Museo Archeologico, che viene chiamato MARTA'.

Se l'icona antropologica della Puglia turistica è il tarantismo ed i tarantati, se ci sono ancora, non si fanno vedere più per paura dei turisti stessi, il culto per l'Addolorata a Taranto è assolutamente sentito ed è antropologicamente vivo e resistente ai turisti che mangiano hot dog e bevono birra Raffo durante le processioni.

Se ne deve essere accorto, molto prima di me, il regista di Depressa Edoardo Winspeare che col suo film del 2003 "il Miracolo", girato a Taranto, associa, nella sua opera, i riti tarantini ai suoi due film sul tarantismo, "Pizzicata" e "Sangue Vivo".

Lascio all'interesse personale di chi mi legge fare le indagini del caso.

Io ho incontrato nel web,tra i tanti relitti alla deriva, un blog abbandonato da un ragazzo di Taranto "Lupetto di mare", che si trova digitando: tarantino. splinder.com .

Cercando le pagine dedicate alle processioni della settimana santa di Taranto in questo blog, ci si fa un'idea di quanto sia sentita, anche fra i ragazzi, questa tradizione.

Come ricordo dell'uscita di Pasquetta ho adesso le statuine in creta, tipo presepe, di  due confratelli del Carmine  e  del "troccolante", comprati  in un negozietto fuori della Cattedrale, nel centro storico, messo su da una ragazza molto appassionata.

Taranto è bellissima, ma i miasmi del centro siderurgico ti soffocano, così la città diventa pazzia pura, causata dalla sofferenza per la bellezza sfregiata.

E con questa dissociazione che bellezza e inquinamento determinano, ti spieghi come i tarantini possano aver fatto una fine tanto indecorosa, con la bancarotta delle casse comunali, votando più volte, in maniera schizofrenica, amministratori che hanno tradito, senza pudore alcuno, la città, fino al tracollo ed al commissariamento.

postato da: jesoi alle ore 07:34 | Permalink | commenti (5)
categoria:
giovedì, 20 marzo 2008
P1030821 copia
postato da: jesoi alle ore 08:30 | Permalink | commenti (8)
categoria:
mercoledì, 19 marzo 2008
piazzetta_moro       "Piazzetta Moro" di Daniele Minosi.

E' giorno, ancora un giorno uguale ai precedenti.  Il torpore stamattina non va via. Ho sonno, piove. Non ho messo gli occhiali, tanto vedrei lo stesso tutto annebbiato. Ripenso a cosa ho preso ieri sera per essere così intontito stamattina. Nulla, non ho preso nulla. Allora perché gli occhi non vogliono vedere un giorno ancora uguale? Sempre gli stessi movimenti. La standardizzazione del risveglio, l'ottimizzazione. Devo ristrutturare la casa per rendere più efficienti i gesti del mattino. Sempre quelli, sempre uguali, sempre più veloci. Degli automatismi di un uomo macchina che deve incominciare di corsa la sua giornata.  Guardo la tv spenta e sento la mia voce interiore nel silenzio della casa. Se accendessi la tv per ascoltare un notiziario del mattino, mi esploderebbe la testa. Sul tavolo c'è un blocchetto di appunti. E' lì da domenica. Ho  scritto le cose da fare di domenica. Cose che procrastino da troppo tempo e me le devo scrivere:  pulire il giardino, gettare roba vecchia, pitturare una ringhiera, andare in piscina a nuotare. Cose da fare quando sarò libero. Quando sarò in pensione o di nuovo disoccupato. Di nuovo, ma questa volta volontariamente. Per allontanare pure l'ultimo abbozzato sorriso di quella impiegata dell'ufficio postale che, tornata da Milano, cerca ancora marito.   Cosa fai? Nulla, non faccio nulla. Voglio vivere su di un albero, recitare poesie alle stelle e alle nuvole, lasciarmi ardere nel vento. Ed eccomi di nuovo qui a guidare sotto la pioggia. Adesso i pensieri si fanno più confusi, si accavallano. Provo ad accendere la radio, la spengo subito. Quando spiegavo le lezioni in classe a cosa pensavano i ragazzi? Ogni parola può ferire, può uccidere. Le parole possono essere fraintese. Le parole possono curare. Ogni parola è una pillola, una medicina. Bisogna pesare le parole. Pensare prima di parlare. Ogni parola che dico, che ho detto, mi risuona nella testa. Rimbomba. Mi devasta. E' come se lanciassi una bomba lontano e sentissi l'esplosione solo dentro di me. Per ogni parola che dico. Il silenzio, ho bisogno del silenzio. Non posso più parlare. Ogni parola che dico la ripeto affinché tu la capisca. Capisca ciò che ho detto. Ma tu non capisci, noi non ci capiamo. Parliamo due lingue diverse, parliamo allo specchio.  Ti accorgi che usi i riflessivi? Dici mi voglio sposare. Riflessivo. Secondo me è transitivo. Mi voglio coniugare. Coniugarsi, riflessivo. Io mi sono sentito coniugato una volta sola in vita mia, passeggiando lungo il Naviglio grande, sotto la casa di una poetessa. Coniugato e declinato con possibilità di esprimermi e di svolgermi in tutti i tempi e tutte le forme, come un verbo, come una parola, nel silenzio.
postato da: jesoi alle ore 08:33 | Permalink | commenti (7)
categoria:
martedì, 18 marzo 2008
200px-Giordano_Bruno_Campo_dei_Fiori


Il  17 febbraio del 1600 Giordano Bruno, condannato dalla Santa Inquisizione per eresia, finiva i suoi giorni sul rogo a Roma in Piazza Campo de' Fiori.

Da allora il filosofo nolano è considerato il simbolo del martirio in nome del libero pensiero.

200px-Michael_Servetus
Non tutti conoscono però Michele Serveto.

Medico e teologo spagnolo, riuscì a mettersi contro, grazie alle sue libere idee sulla trinità, scritte nei libri De trinitatis erroribus e Christianismi restitutio,  sia la Santa Inquisizione sia il riformatore svizzero Calvino.

Di fatto fortemente perseguitato da quest'ultimo,  Serveto finì sotto processo a Ginevra e fu condannato al rogo il 26 ottobre del 1553,  ben 46 anni prima di Giordano Bruno.

Nel 1902,  il Congresso internazionale dei liberi pensatori, svoltosi a Ginevra, chiese l'edificazione di un monumento dedicato a Serveto per ricordarlo.

Notizie su Serveto sono reperibili in internet nel sito www.eresie.it e in wikipedia.

images
Baci dalla Switzerland.

chi ritenesse impertinente l'associazione della foto  della mucca  con quella dei nostri due martiri,  ricordi che le povere mucche finiscono sulla brace  più frequentemente dei liberi pensatori.

postato da: jesoi alle ore 13:54 | Permalink | commenti (1)
categoria:
lunedì, 17 marzo 2008
Ad Alberobello, dal 15 marzo, i ragazzi di San Patrignano, hanno allestito la mostra fotografica "Gente per male".

Un appuntamento che avrei evitato accuratamente, se non mi ci fossi trovato conficcato al centro grazie ad un inaspettato invito ricevuto all'ultimo momento per partecipare all'inaugurazione della mostra con conseguente gradito invito a cena da parte degli amici organizzatori alberobellesi.

Mi sono ritrovato così a trascorrere il sabato sera fra alcuni ragazzi che hanno finito il "percorso", seduto quasi di fronte alla vedova di Vincenzo Muccioli.

Esperienza quanto mai toccante e da riferire.

Io ho la mia teoria in fatto di tossicodipendenze.

Penso che siamo tutti tossicodipendenti da qualcosa, chi da internet, chi dalle sigarette, chi dal caffé, chi dall'alcol, chi da altro e credo che la battaglia per difendersi sia per tutti dura e quotidiana.

Trovandomi di fronte i ragazzi di San Patrignano, mi sono sentito messo a nudo di fronte a degli specchi.

Ma tralascio i dettagli di questa difficile esperienza psicologica.

La cena è stata ottima e faccio volentieri il nome di  Domenico Laera dell'Aratro di Alberobello, se capitate nel paese dei trulli andateci.

Posso fare anche un'altra cosa: linkare il sito di Sanpa.

Per sostenere la comunità si possono comprare gli ottimi formaggi ed i vini che vengono prodotti in loco.

Notizie sulla mostra e su altro si trovano nel sito di San Patrignano, vi si accede dal link a sinistra nel template.

Certe volte il mio blog serve a qualcosa.
postato da: jesoi alle ore 12:28 | Permalink | commenti (3)
categoria:
giovedì, 13 marzo 2008
10148203

Sei come un fiore.
Quale?
Un fiore indefinito
il fiore che ti piace.

Il fiore che si usa
per picchiarti
quando parli
e dici e ti lamenti
e mai non la finisci.

Sei come una poesia.
Certe volte
io non ti capisco
ma di te ho dentro
la musica e il rimpianto.

(l'ho fatta io, io! è mia)
postato da: jesoi alle ore 12:37 | Permalink | commenti (7)
categoria:
martedì, 11 marzo 2008
Visito tutti i giorni gli stessi blog.

Con RomanticaPerla e con Rudiae ci scambiamo commenti quasi tutti i giorni,  sono loro che tengono in vita questo mio blog e, in definitiva, anche me.

Gli altri blogger che ho linkato danno, qualche volta, altri cortesi cenni di riscontro alla mia esistenza ed anche questo ha contribuito a mantenere in vita  questa paradossale, rischiosa e terapeutica pratica di autonarrazione che è il mio blog.

Ho anche informato di questo blog qualche caro/a amico/a lontano,  di cui conservo lettere, cartoline da Sarajevo assediata e/o bicchieri di frullatore rotti,  sperando di mantenere così una qualche forma di contatto nello spazio e nel tempo, ma non so se mi legge.

Quasi tutti i giorni visito, quasi di nascosto,  tre altri blog.

Si tratta di: akatalepsia; le parole di alberto terrile e mestiere di scrivere.

Non riesco a farne a meno.

Quello di Alberto Terrile è, secondo me, un blog archetipo dove all'autonarrazione garbata si aggiungono delle immagini straordinarie, poi è un mio coetaneo.

Luisa Carrada-mestierediscrivere è bravissima.

Clelia Mazzini scrive delle cose da persona colta e intelligente e sembra farlo per puro sport.

Avendo io sostato a lungo, in gioventù, sotto la statua ad un certo nolano a Campo de' Fiori, non mi sfuggì, la prima volta che capitai da lei, una leggera analogia fra il suo cappuccio e quello di Giordano Bruno.

La Mazzini ha, nel corso degli anni, dato vita ad un personaggio narrante, non so se reale o inventato di straordinario ed affascinante carattere.

Insomma la ragazza mi ha incantato.

Vado da lei e attingo.

O ci provo, visto che le cose che scrive sono in genere al di sopra delle mie ordinarie possibilità e non si sedimentano nel mio cervello, un po' "arrimbalzano".

Rifletto sulle cose più facili, tipo quella che ha scritto in "Buen retiro, buen respiro" su cleliamazzini.tumblr.com., sulle costanti apparizioni del clero in tv in Italia.

E mi chiedo: che paese sarebbe l'Italia se non avessimo il Papa, i vescovi, i cardinali, i preti e le suore, i convertiti, i peccatori pentiti, gli atei che mandano i figli a studiare dai gesuiti, i divorziati e risposati cari al Vaticano, le icone della fede e via dicendo sempre in tv, sempre in apertura del telegiornale, sempre ed ovunque?

Che paese saremmo se tutto questo teatrino cessasse all'improvviso?

Cosa accadrebbe se abbracciassimo tutti all'improvviso una religione silenziosa, interiore, priva di ministri del culto e di riti religiosi collettivi?

Clelia Mazzini, che legge tantissimo, fa sorgere queste considerazioni mentre scrive di televisione in lingua francese, dal paese dove dice di trovarsi per ragioni che non ci fa conoscere.

E vorrei dirle, ma lei non passa di certo di qui, "ma cosa fai, vai all'estero e ti metti a guardare la tv"? 
postato da: jesoi alle ore 10:15 | Permalink | commenti (7)
categoria:
giovedì, 06 marzo 2008
Ieri sera ho visto alcuni poeti vivi.

E li ho pure ascoltati, perché leggevano le loro poesie.

Però non ho capito ciò che due di essi dicevano, perché  le loro poesie erano in arabo-iracheno.

Per fortuna poi c'è stata la traduzione.

Sono stato a "Polveri madri di civiltà - l'infinità maternità fra le culture - I Seminari di Marzo", manifestazione culturale che incominciava ieri con "Ab Origine - L'arte per il Disarmo culturale" e si svolgerà fino al 18 marzo fra Alberobello, Martina Franca e Brindisi.

Ieri sera, nei locali del museo del vino di Alberobello, mentre dei giovani artisti elaboravano le loro opere (performance), i poeti Enrico Fraccacreta, Lino Angiuli e Michelangelo Zizzi per l'Italia, Jabbar Yassin Hussin e Nabeel Yasin Hussain per l'Iraq e Ghassan Zaqtan per la Palestina leggevano i loro versi.

Per la verità nulla di emozionante, a tratti anche un po' noioso (alle letture di poesia sembra che manchi qualcosa per renderle uno spettacolo attraente), ma è straordinario che qualcuno, da queste parti, si dia da fare per organizzare questo genere di iniziative lontano dall'estate.

Mi sembra di aver compreso che il principale promotore dell'iniziativa sia un signore (poeta, scrittore, filosofo, editore, promotore culturale) di Alberobello che si chiama Giuseppe Goffredo.

Nel suo curriculum c'è anche una pubblicazione con Bollati Boringhieri.

Ampio ed interessante è il programma dei Seminari di Marzo, consultabile in diversi siti, ma soprattutto in quello della casa editrice di Giuseppe Goffredo, www.poiesiseditrice.it.

Come sono i poeti visti dal vivo?

Uno di essi era francamente antipatico ed ancora stamattina mi chiedevo se la sua presunzione ostentata fosse un atteggiamento di difesa o cosa altro.

Un altro verseggiava in vernacolo barese come un nonno che racconta filastrocche ai suoi nipoti ed un altro ancora sembrava proprio un impiegato, di quelli che incontri in treno la mattina.

Eleganti, invece, i poeti esuli iracheni, giacche inglesi scure e fluenti barbe bianche.

La prossima lettura di poesie è prevista per il 14 marzo a Martina.

Ci saranno Maurizio Cucchi, Mario Desiati, Samira Negrouche, Annamaria Farabbi e Biagio Lieti.





postato da: jesoi alle ore 14:35 | Permalink | commenti (5)
categoria: