mercoledì, 27 febbraio 2008
Domani saremo alba
l'uno all'altra
si giurarono sposi
contro le altissime mura
dell' imprendibile città
avvolti nella nebbia
di un inestricabile abbraccio
avvinti sconfitti sconvolti
dimentichi delle zucche
che assediavano l'albergo
ad ore, in località Camposanto.

se ti piace sappi che è di Jesoi e gli è venuta così
postato da: jesoi alle ore 07:22 | Permalink | commenti (8)
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lunedì, 25 febbraio 2008
Quando ero un bambino mi capitava di sfogliare a casa qualche rivista femminile come Amica o Arianna.

La casa ne era piena perché vivevano con me allora due donne, mia madre e mia sorella.

Adesso, al sabato, ricevo una rivista settimanale femminile in edicola insieme al quotidiano.

In genere cerco di regalarla.

Talvolta la sfoglio, è una rivista strana, contraddittoria ma interessante.

Finisco sempre per restare profondamente coinvolto nella lettura di qualche articolo.

Le prime venti pagine sono di pubblicità dei grandi marchi della moda e della profumeria.

Venti pagine consecutive che sono un tripudio di lusso e di chimere, come le vetrine di Montenapoleone o di Via Condotti, che sfoglio ad una certa velocità senza sostare.

Poi il tono si fa serio ed incominciano gli accorati articoli sui problemi dell'umanità tutta, saggi di psicologia, c'è l'intelligente intervista allo scrittore autore di un libro di successo e inchieste che ti sciologono inaspettatamente quel dubbio che avevi sulle relazioni che nascono su internet, con la citazione del libro di un antropologo e recensioni di musica, cinema e teatro.

In generale gli articoli sembrano rivolti ad un'utenza fatta di persone estremamente colte, intelligenti e sensibili che non disdegnano vanità e introspezione.

Non è così invece per la maggior parte delle cose che mi capita di leggere ormai ovunque.

Proprio stamattina ho ricevuto per posta elettronica una newsletter illeggibile che tratta l'argomento vino.

Ho pensato subito ad un altro luogo di intelligenza femminile che è il blog "il mestiere di scrivere" di Luisa Carrada ed ho provato l'impulso di sottoporle la newsletter enologica ricevuta come uno di quei deprecabili esempi che ogni tanto propone nel suo blog, insieme alle sue osservazioni e correzioni.

Invece ho cancellato tutto subito. Mi sono rifiutato di leggere.

Probabilmente l'autore della newsletter, stamattina, sarà certo di essere un bravo giornalista ed un aspirante Grande comunicatore e non nutrirà alcun dubbio sulla bassissima qualità del suo lavoro.





postato da: jesoi alle ore 11:09 | Permalink | commenti (7)
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giovedì, 14 febbraio 2008
Il mio naso, implacabile, incessantemente alla ricerca di profumi gradevoli.

Qualcosa che non confesserei mai a nessuno, che non immagineresti mai, vista la mia aria trasandata.

Tramontato lo sforzo sovrumano fatto a cercare sentori spesso improbabili nei vini somministrati al corso da degustatore di vini, sono tornato ai profumi forti, messi con discrezione per non disturbare nessuno e nessuna.

La mia collezione di profumi.

Stamattina quasi mi piangeva il cuore a vedere in fondo allo stipo Napoli di Kiton. Regalo di una donna. Profumo forte carico di erbe aromatiche, spezie e tabacco. Essenza virile e sensuale.

Ma quanti sono. Incominciai da ragazzo col patchouli. Eschimo, tascapane, spinelli e patchouli. Essenza indiana, afrodisiaca, drogata, maschile.

Poi Eau Savage di Christian Dior, del 1966. Note di testa di limone,  note di cuore gelsomino, note di fondo di muschio di quercia e vetiver. Profumo frizzante di gioia di vivere, armonioso e disinvolto. Un classico senza pari.

Di molti profumi  non ricordo neanche bene i nomi,  non mi  hanno impressionato e stanno lì, dimenticati.

Adesso, su tutti, amo il macerato di sandalo degli Speziali fiorentini., indiano e maschio. Mi ricorda  un signore  che ho ammirato che si chiamava Tiziano Terzani. Diceva di usare solo profumo di sandalo.

Ed il 4711? Il profumo di fiori che mandava in bestia una mia "capa". Un profumo floreale, ma inequivocabile nel suo essere un after shave.

Garbato ed elegante, signorile ed ironico ed anche un po' unisex, ho usato per anni il dopobarba dell'acqua di Colonia di 4711. Mi sembrava di dare di pulito. Non lo uso più.

Egoiste di Chanel, con le sue note di bergamotto e mandarino. Troppo forte. Troppo frivolo. Poi, io non sono un egoista e quella pubblicità con le donne che sbattevano le finestre mi dava un senso di angoscia.

E Tommy Hilfiger? Ed il Burberry, anche questo regalo di una amica?

E quelli che sono ancora incartati, come il Vetiver di Guerlain con la sua freschezza di agrumi e le note di bosco che mi riservo per il futuro.

Oggi ho messo, dopo quattro anni, Kiton.

Ha il profumo di un amore ormai lontano, di una donna che, spero tanto  almeno lei, stasera possa festeggiare un meraviglioso San Valentino.

p.s. nella mia veloce ricerca per correggere questo frettoloso e sgangherato post ho trovato un bel blog dedicato ai profumi, che non mi sento però di linkare, si chiama "bergamottoebenzoino.blogspot.com",
buona lettura.



postato da: jesoi alle ore 16:10 | Permalink | commenti (11)
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martedì, 12 febbraio 2008
Per chi fosse interessato, il Papa ha decretato che, per i 150 anni delle apparizioni al Lourdes è concessa, a determinate condizioni, l'indulgenza plenaria, come per l'Anno Santo

La cosa è circolata ad umma umma.

Ho trovato ieri, per caso, in internet anche il decreto in latino papale papale, ma nessuno sembra saperne nulla, neanche le mie colleghe più devote.

Non mi ricordo tutte le modalità per avere la cancellazione di tutti i peccati, certo è che il decretum papalis richiede anche il pellegrinaggio a Lourdes da effettuarsi entro una certa data, ma ieri c'era il superbonus, era infatti sufficiente recarsi presso qualsiasi luogo, anche appena decoroso, dove fosse stata ricostruita la grotta con la statua della Madonna, per lucrare l'indulgenza plenaria.

Una vera offerta speciale.

Io ho cercato di coglierla, a vantaggio della mia povera anima, se ne ho una, che dovrà penare in eterno per pagare per i peccati del mio corpo.

L'Unitalsi al mio paese ha sede presso un ospedale del '500, poi trasformato in convento, nell'ingresso ci sono grotta e statua ed io mi sono reso lì, ieri pomeriggio verso le cinque, a scopo di lucro.

Ho poi scoperto che la porta del convento era stata lasciata aperta per caso da quattro operatori dell'Unitalsi, che erano entrati soltanto per un minutino a prendere delle cose.

Uscendo mi hanno guardato stralunati (e questo che ci fa qui?) e mi hanno fatto accomodare fuori.

Non so se il breve tempo trascorso sotto la statua sia stato sufficiente per ottenere l'indulgenza plenaria.

Tornando a casa a piedi mi sono reso conto che i negozi di calzature hanno messo tutto al 50%.

Sono entrato in un negozio ed ho scoperto così che le commesse dei negozi di calzature sono le più sexi, molto di più delle cassiere in camice dei supermercati.

Ad un certo punto guardavo più la commessa che le scarpe, perché nel muoversi, indossando indumenti a vita bassa e ampie scollature, mostrava tutto.

Una telefonata mi ha salvato la vita.

In un altro negozio invece, la commessa evidenziava, da sotto i pantaloni a vita bassa, un "filo interdentale" nero e parte dei glutei.

E meno male che Giorgio Armani ha detto che certi indumenti non sono più di moda, forse qualcuna se li mette ancora, visto che ce li ha nel guardaroba.

Così posso dire di aver avuto pure io delle visioni l'undici febbraio.

Per sicurezza, ieri sera, mi sono visto anche un quarto d'ora di Porta a Porta, con Vespa, Giletti ed altri miracolati, in collegamento dal Santuario francese.

La mia anima ancora non ha detto nulla.



postato da: jesoi alle ore 10:32 | Permalink | commenti (7)
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giovedì, 07 febbraio 2008
sono andato all'Ipercoop qui vicino a mangiare un pezzo di pizza durante la pausa pranzo.

Fanno anche un rustico leccese besciamella e pomodoro che mi tenta non poco, non per gli ingredienti, ma per la sua salentinità.

Quando entro in una Coop mi ricordo sempre di qualcosa.

Qualcosa che ho nell'anima, se ne ho avuta una in dotazione.

Mi ricordo di quando mi trasformai da libero pensatore e professore precario di filosofia, in impiegato senza la libertà del docente.

Questo avvenne in provincia di Modena dieci anni fa.

Mi offrirono un posto fisso e scelsi come sede Soliera.

Il paese dove abitava un amico che sta continuando una brillante carriera con le Nazioni Unite.

Il pomeriggio, quando Andrea era in Italia, andavo da lui a mangiare il mastellino della Sammontana e la madre mi parlava incantata di una bella ragazza, conosciuta in Rwanda da Andrea, che si chiamava Maria Grazia Cutuli.

I genitori abitavano proprio dietro la scuola ed un pomeriggio dovetti consolare la madre piangente, perché l'amico era partito per un paese pericoloso e capì cosa dovevano aver provato i miei quando ero stato io fuori.

Se vivi in Emilia, alla Coop ci vai per forza.

La Cooperativa, come la chiamano i veri emiliani.

Ed io, per tenere buono un vero emiliano che lavorava con me, uno di quelli tosti, un montanaro delle parti di Sestola e Fanano, compravo alla Coop l'acqua del Monte Cimone e la versavo nelle vaschette dei radiatori dell'ufficio.

Lui un po' si scandalizzava per lo spreco, incominciai a familiarizzare allora con le ristretteze dello stipendio, un po' si compiaceva all'idea di respirare l'aria (o l'acqua?) delle sue montagne.

E finimmo per diventare amici e una volta mi invitò pure a casa sua per una tigellata.

Oggi ho cercato l'acqua del Monte Cimone.

Quando ne prendo una bottiglia, una di quelle azzurrine, non la bevo subito.

Me la porto a casa e la metto sul mobile di fronte al tavolo da pranzo, nello stesso posto dove colloco le bottiglie di vino extraordinarie per la contemplazione prima della cantina.

Oggi alla Coop l'acqua del Monte Cimone non c'era.

Stranamente c'era quella della Grigna.

Sulla Grigna ci andavo a fare trekking, quando insegnavo, la domenica col vicepreside che mi chiamava Armanduk.

Qualche volta veniva con noi pure Cosimo Argentina che all'epoca inviava alle case editrici il dattiloscritto de "Il cadetto".


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mercoledì, 06 febbraio 2008
1) In generale gli scrittori sono convinti di essere letti da Dio.

2) Io amo i poveri e soffrirei in un mondo senza poveri. I poveri sono le brioches dell'anima.

3) Lo scrittore sceglie in primo luogo di essere inutile.

queste frasi celebri sono di Giorgio Manganelli.
postato da: jesoi alle ore 09:15 | Permalink | commenti (5)
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lunedì, 04 febbraio 2008
Tutti i credenti, siano essi suore di clausura o kamikaze palestinesi credono, prima di tutto, di  poter accedere a qualche forma di vita eterna che li porterà a contatto con il loro Dio.

Per potervi accedere, considerato che il corpo muore, serve un media che viene di solito chiamato anima.

Molti di noi sono convinti di possederne una, ma nessuno può affermare di aver visto la sua.

Un film americano del 2003 di Alejandro Gonzalez Inarritu, con Sean Penn, s'intitolava 21 grammi.

21 grammi sarebbero il peso dell'anima.

Il dato risulterebbe dalla differenza di peso del corpo prima e dopo il trapasso.

E' evidente che, scientificamente, si tratta di una bufala, non comprendendo quale scienziato pazzo possa aver condotto un esperimento del genere e dove e chi possa aver dato il consenso a farsi pesare.

Comunque il film di Inarritu è bello e l'ipotesi è affascinante: fatta la differenza di peso, potremmo essere sicuri di avere un'anima e, una volta certi di averne una, potremmo impegnarci in giuramenti di amore per l'eternità.

Ti amerò con tutto il cuore, con tutta l'anima, per sempre.

Mi viene un dubbio.

Se la mia anima, come certamente è, non corrisponde al flusso dei miei pensieri e quindi non si identifica con me, se è qualcosa di non conosciuto  e non conoscibile, cioé non so come la pensa, anche se è pesabile,  posso io, giuridicamente, prendere impegni  in nome e per conto della mia anima e della sua eternità?
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