venerdì, 30 novembre 2007
gesualdo

Perdona, Signore, i nostri peccati.

E' il titolo del primo mottetto composto dal Principe Carlo Gesualdo da Venosa nel 1585.

La musica di Gesualdo da Venosa, geniale autore di madrigali,  ha precorso alcuni canoni della musica moderna e contemporanea ed è stata compresa in pieno solo di recente.

Il principe dei musici si rese autore nel 1590 di un delitto orrendo uccidendo, nel suo palazzo napoletano, sua moglie Maria D'Avalos ed il suo amante Fabrizio Carafa.

Così la sua musica dissonante e cacofonica è stata a lungo considerata il riflesso della mente di un pazzo sanguinario.

All'epoca uccidere la propria moglie, in seguito al tradimento con un altro uomo, non era reato, anzi era quasi un delitto dovuto, e non vi fu processo.

Gesualdo dovette soltanto mettersi al sicuro dalle vendette delle potenti famiglie Carafa e D'Avalos, rifugiandosi nel suo Castello nel paese di Gesualdo.

Carlo Gesualdo si risposò, dopo tre anni dalla strage, con Leonora d'Este e visse a lungo anche a Ferrara, per poi ritornare a Gesualdo, dove cercò invano di ricreare l'atmosfera raffinata della corte degli Estensi.

Un altro suo castello, quello di Taurasi, nei pressi del paese di Gesualdo ospita ai giorni nostri il museo del principe dei vini meridionali, il Taurasi DOCG.

A Carlo Gesualdo da Venosa è  invece dedicato un vino della Cantina sociale di Venosa, "Il Madrigale di Gesualdo".

Il Madrigale della Cantina di Venosa è un aglianico del Vulture, fatto con le stesse uve aglianico del Taurasi da un vitigno antichissimo forse portato dalla Grecia duemila anni fa, attraverso Brindisi e la Via Appia.

Di Gesualdo si sta occupando da lungo tempo il regista Bernardo Bertolucci per  un suo film.

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sabato, 24 novembre 2007

In Puglia c'è il punto più a Oriente d'Italia. Si trova dalle parti di Otranto e credo si chiami Punta Palascia. A Capodanno c'è sempre il pienone perché tutti vanno lì per vedere per primi l'alba del nuovo anno. 

La Puglia è la Porta d'Oriente. Quando mi trovo a Santa Maria di Leuca, dove approdò San Pietro, oppure a Brindisi, sotto le colonne terminali della Via Appia, mi viene la pelle d'oca a pensare cosa possa essere passato di lì per secoli e millenni. Certamente devono esservi passate delle spezie provenienti dall'Oriente, fra le altre merci che vi transitavano.

Della speziatura degli alimenti in Puglia non c'è grande traccia, fatta eccezione per la ricotta con la cannella e la noce moscata ed i chiodi di garofano conficcati nei dolcetti di pasta reale.

Invece i dolci toscani sono speziatissimi. Per farsi un'idea di cosa sia la speziatura basta mangiare un dolcetto senese che si chiama cavalluccio, è un biscotto dove la spezia si sente e forte. E' una spezia che sa di antico, di Rinascimento. Di mercanti toscani che commerciavano con il mondo e arricchivano i loro staterelli. E cambiava il gusto, la tradizione, la cucina. Così anche per il Panforte e chissà per cosa altro.

Le spezie sono afrodisiache. In tema con gli ossimori bufaliniani di Rudiae, ho comprato una tisana afrodisiaca, che non vedo l'ora di proporre a qualche povera malcapitata, per vederne l'espressione del volto. L'ho trovata alla Fiera del Levante di Bari, guarda un po', nella Galleria delle Nazioni. E' un ossimoro perché la parola tisana invita al relax, mentre l'aggettivo afrodisiaca invita al movimento.

Quando la vedo mi mette di buon umore. L'ho collocata sullo scaffale in cucina vicino ad un lunghissimo e piccantissimo mazzetto di peperoncini rossi.

La tisana afrodisiaca è fatta di erbe e di spezie. Fra le spezie ci sono il pepe nero, il cardamomo, i chiodi di garofano, la radice di zenzero e la cannella.

In genere questi sono i sentori che si riconoscono in un buon vino.

Quando si individua la speziatura, si sentono più facilmente le spezie dolci, come la vaniglia della botte e poi si parte per la tangente con sentori di chiodi di garofano, cardamomo, pepe nero e anice stellato.

Un buon vino a pochi euro che abbia una buona speziatura è raro. Io ne conosco pochi.

Ieri sera, mentre vedevo uno stupendo e cupo film di Milos Foreman, l'Ultimo Inquisitore, sorseggiavo un vino semi sconosciuto fatto da un piccolissimo produttore a Castellana Grotte, il primitivo Leoni di Fortezza della Cantina di Pace, millesimo 2002.

Il primitivo non regge l'invecchiamento. Lo fa solo se è buono. Ed il 2002 non prometteva bene.

Ancora ricchissimo di sentori di frutti rossi, quasi cremosi più che in confettura, il vino ha una straordinaria speziatura. Come un dolce senese.

Le tinte di Goya e dell'Inquisizione del film ben si accompagnavano alle spezie del vino ed oggi ho voluto postare.

Anche perché, tra vino e film, son saltate fuori delle parole.

La morte

infallibile

infiorata di rose

rosse

ha colpito ancora

inequivocabile

è lei

è apparsa

in forma di manifesto

con fotografia

triste

sai lo conoscevo

era giovane

lo piangono i figli

la moglie, gli amici

i parenti tutti.

Tutti sono a lutto

così giovane

pare impossibile.

Ma lei no, lei

è tranquilla.

Non sbaglia

Ti aspetta

Ti ghermisce

Ti porta via

E' tutto inutile.

postato da: jesoi alle ore 11:36 | Permalink | commenti (18)
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venerdì, 23 novembre 2007
La poesia è l'arte di usare, per trasmettere il proprio messaggio, tanto il significato semantico delle parole quanto il suono ed il ritmo che queste imprimono alle frasi, la poesia ha quindi in sé alcune qualità della musica e riesce a trasmettere emozioni e stati d'animo in maniera più evocativa e potente di quanto faccia la prosa.

da: Wikipedia, l'enciclopedia libera.

it.wikipedia.org/wiki/poesia

1. continua
postato da: jesoi alle ore 09:20 | Permalink | commenti (3)
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mercoledì, 21 novembre 2007
prodotti

Il terzo da sinistra è dedicato alla blogger della Corte dei Limoni.
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venerdì, 16 novembre 2007

Oggi sono in malattia

 il dottore mi ha prescritto

un giorno di follia.

postato da: jesoi alle ore 10:03 | Permalink | commenti (8)
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lunedì, 12 novembre 2007
Sembra. Solo che a me non piace scrivere che qualcosa sembra o appare tale. Per me è o non è, nulla sembra per ciò che non è.
Invece la mosca se ne sta attaccata al muro che sembra un  biplano conficcatosi con le eliche nella parete e rimasto sospeso nel vuoto.
La mosca, sfidando la forza di gravità, se ne sta dritta dritta con le zampette all'insù e le ali tese verso il basso. Una cosa mai vista. Come se qualcuno l'avesse apprettata e poi incollata per la testa al muro. E' rigida, sembra rigor mortis. Mi fa senso toccarla per staccarla, come insetto e come cadavere e stamattina era ancora lì.
Era entrata in casa domenica scorsa da una finestra lasciata aperta nel sole.
Per la verità era passato prima un moscone che, a tutta velocità, aveva inforcato la porta del soggiorno, come se conoscesse la strada, perdendosi poi per la casa attraverso il corridoio. A ruota sono entrate un paio di mosche, che hanno svolazzato placide e festose per tutto il pomeriggio, mentre io, sdraiato sul divano, facevo zapping col giornale, un libro, il telefonino, progetti per il futuro, ricordi del passato e la solita, risolutiva pennichella domenicale.
Il moscone è scomparso, l'ho cercato per tutta la casa, ma non ha lasciato tracce, mentre le due mosche mi hanno fatto compagnia per tutta la settimana, accogliendomi ad ogni rientro a casa, tanto che ho pensato che si stessero addomesticando da sole.
Quel po' di buddismo che per osmosi mi è entrato in circolazione, avendo trascorso un anno della mia  vita in un paese buddista, mi ha impedito di ucciderle in maniera cruenta.
Aprivo la finestra, le invitavo ad uscire con un cenno della testa, ma le mosche sembravano trovarsi bene a casa mia e non varcavano la porta  verso la libertà.
Hanno trascorso tutta la settimana da me. Quando rientravo la sera, mentre cenavo davanti alla tv, mi facevano festa, svolazzandomi intorno. Ho avuto anche l'impressione che una fosse incinta oppure deve aver deposto delle uova, tanto che ad un certo punto della settimana ho trovato una moschella.
E ridevo, perché mi faceva pensare ad una collega che si chiamava Moschella e poi anche perché mi sembrava ormai di ospitare una famiglia di mosche squatter.
Ho provato ad immobilizzarle spruzzandole con la lacca spray, trovata invece del ddt, reperto di chissà quale era geologica della casa, per appesantirne le ali, senza esito.
Le mosche con il passare dei giorni mi sono apparse sempre più deboli nei loro voli, fino a ieri, quando le ho trovate morte.
Una era attaccata con le zampette alla lampada sospesa sul tavolo da pranzo. L'ho raccolta in un fazzoletto di carta, dopo averla staccata, scuotendo lievemente la sospensione di vetro.
L'altra sta ancora lì, che sembra sia andata a suicidarsi, schiantandosi contro la parete, come un kamikaze giapponese della seconda guerra mondiale.
In serata  provvederò alle esequie.
postato da: jesoi alle ore 07:44 | Permalink | commenti (11)
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venerdì, 09 novembre 2007

Dico che i tuoi canini
mi infiorano i capezzoli
-come da gravida-
quando sulla tua sedia di carne
mi affliggi a sassate i fianchi
Io ho il giunco dell'orgoglio
nel ventre
la terra rossa di mia madre
che preme meningi e membri spreme
Beve sperma avida di quella sete
che chiama diluvi e forze supreme
E così ti sto
e mi arresto
e infesto il nervo che ci acceca
e ti respiro presto dalle cosce arrese
e dalle tube tese come laccio
liquida ti abbraccio.


dal blog poetessadelvento.splinder.com
postato da: jesoi alle ore 07:25 | Permalink | commenti (3)
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martedì, 06 novembre 2007
I suggerimenti
che vengono dati
ai bloggers.

Il primo è:
non cambiare mai
l'argomento
del tuo blog.

Chi legge,
ti insegnano,
deve trovare
una certa coerenza
in quello che scrivi.

Se parli di mare
ti leggerà
perché ama il mare.

Allora,
il mio nasce
come wine blog,
ed io sono
un povero sommelier
con regolare qualifica
professionale
ottenuta
dopo lunghi studi
e regolare esame
ed oggi vi consiglio
solo un vino,
ritornando alle origini
del mio blog,
un vino
facile facile
da trovare.

Si tratta
di un  Nero d'Avola.
L'azienda è Morgante.
E' un vino siciliano
e lo si trova
da Auchan.

Comprate l'annata 2005,
un'esperienza emozionante
a soli 7 euro.

Nero d'Avola
di Morgante.

Un vino davvero speciale
consigliato da un sommelier.

p.s. 
1)  Scusate i versi, ma sto cercando di adeguarmi alla moda corrente.
2) Chissà perché tanta gente su internet si improvvisa e si autoproclama poeta.
Nei blog si coglie un bisogno diffuso di spezzettare le frasi e di credere che in questo modo sia nata una poesia.
Un bisogno da studiare alla luce della scienza. Si sono formati dei circoli di bloggers che declamano questo tipo di versi e  si autocelebrano,
C'è chi invece in prosa sbaglia gli accenti e, se glielo si dice,
risponde che ognuno è libero di fare quello che gli pare.
Non è vero. La poesia, la prosa hanno delle regole, devono avere un garbo un gusto, come la fotografia, come la pittura. Le regole sono in evoluzione, ma le può cambiare Picasso.
Anche quando sono amare, le poesie non devono essere necessariamente postribolari o sgrammaticate.
Le regole sono la democrazia stessa, sono il collante della convivenza. Bisogna provarci a rispettarle. Ognuno secondo le proprie capacità e possibilità.
Le prime regole sono quelle della lingua comune. La poesia,  parte nobile del linguaggio, del sentire comune, necessita di più rispetto, di meno improvvisazione.
La facilità di accesso alla pubblicazione che danno i blog, non deve essere la garanzia perché si moltiplichi la spazzatura.        

postato da: jesoi alle ore 07:55 | Permalink | commenti (17)
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lunedì, 05 novembre 2007
La bellezza dei luoghi attira ormai, da anni, anche molti inglesi che vengono a vivere da queste parti.

Trulli e  masserie sui colli e, a pochi chilometri, il mare.

Io ignoro tutto del lavoro dei campi, i miei antenati erano sarti, commercianti, vivevano nel borgo.

I miei genitori scelsero per me ed i miei fratelli la villeggiatura al mare. Ed io, appena posso, scendo dai colli al mare, estate ed inverno.

La campagna che mi circonda in collina per me è tutta ancora da esplorare.

Ieri il notiziario diceva che milioni di italiani, approfittando del bel tempo durante il ponte, hanno raggiunto le località turistiche.

Ieri, migliaia di pugliesi erano invece impegnati nella raccolta delle olive.

Ma questo i notiziari non lo dicono.

Anch'io ieri ho raccolto le olive.

Correvo lungo la statale ed i rami di alcuni olivi sporgevano oltre la recinzione, così anch'io ho raccolto mezzo chilo di olive.

Stamattina cercavo la ricetta per metterle in salamoia ed ho trovato un bel blog, che adesso è nei miei link: Fiordizucca.

Fiordizucca è una vera scoperta, ha solo  un milione di visite!
postato da: jesoi alle ore 08:28 | Permalink | commenti (10)
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venerdì, 02 novembre 2007

1) Credo si intitoli così l'ultimo film di Silvio Soldini. l'ho visto ieri sera  ed è stato triste constatare come anche lui abbia perso la sua vena poetica. Il film, tanto pubblicizzato, non è nulla in confronto ai suoi due capolavori "L'aria serena dell'Ovest" e "Bruciando nel vento". Anche "Pane e Tulipani" non era male. Ma perché far recitare Antonio Albanese e Margherita Buy con tutti gli attori che ci sono? Bella Genova ed onesto il messaggio finale dell'arte salvifica.

2) Nella marineria borbonica c'era un comando "facite ammuina", Tutti quelli che sulla nave stavano a destra, passavano a sinistra, chi stava a prua, andava a poppa. Si creava così l'illusione del movimento e dell'attività.

3) Finalmente Prodi ha detto qualcosa di destra.

4) Appena faranno nuovi assembramenti politici, dichiarando le vere intenzioni degli uomini che li formeranno, chessò tutti i politici cocainomi da una parte, tutti quelli che leggono romanzi dall'altra, tutti i ciclisti da un'altra, riprenderò interesse per la politica. Ormai non c'è più differenza tra destra e sinistra. Io non ne vedo. I politici sono per davvero una casta indifferenziata e privilegiata ed i disonesti sono in tutti gli schieramenti.

5) In un piccolo paese del Sud non c'è mai tanta gente in giro, come ce n'è in città. Oggi finalmente ho incontrato tanta gente per strada, c'erano luci, fiori e molto movimento. Sono stato al cimitero.

 

 

 

 

 

postato da: jesoi alle ore 18:00 | Permalink | commenti (7)
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