mercoledì, 31 ottobre 2007
C'est normal d'avoir un peu mal au début, surtout si c'est la premierè fois qu'on vous prend par derriére.
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giovedì, 25 ottobre 2007
7. E - il lungofiume. L'ultimo.
Tutto. Separati e senza darci la mano,
come vicini di casa che si evitano
camminiamo. Dalla parte del fiume -

il pianto. Il gocciolante salato
mercurio lecco senza pensare:
l'enorme luna di Salomone
il firmamento non ha inviato alle lacrime.

Un pilastro. Perché non cozzarvi la fronte
a sangue? In frantumi, altro che sangue!
Come spaventati associati a delinquere
camminiamo. (L'assassinato è l'Amore).

Via! Sono forse due che si amano questi?
Nella notte? Separati? A dormire con altri?
<< Voi capite che l'avvenire
è là? >> Mi rovescio all'indietro.

Dormire! - Come sposi novelli sul tappetino...
Dormire! - Non riusciamo ad andare al passo,
al tempo. Gemendo: << Datemi il braccio!
Non siamo galeotti per fare così!...>>

Una corrente. ( Come se con l'anima mi si fosse sdraiato
sul braccio! - Sul  braccio col braccio) La corrente
pulsa , con cavi febbrili
strappa -sull'anima col braccio s'è sdraiato!

Si stringe a me. Tutto è iridescente! Cosa più iridescente
delle lacrime? Come un sipario, più fitta di una collana,
la pioggia. <<Non conosco dei lungofiume così,
che finiscono.>> Un ponte - e :
                                                << Allora? >>
Qui? ( Il carro funebre si fa avanti.)
Di occhi tran-quilli
slancio. <<Si può sino a casa?
Per l'ul-tima volta! >>

Traduzione di Pietro A. Zveteremich
postato da: jesoi alle ore 07:19 | Permalink | commenti (20)
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martedì, 23 ottobre 2007
In questi giorni mi ritrovo spesso seduto nelle sale d'attesa degli studi medici.

Mi ricordo di non aver letto Marc Augé e non so se, per caso, le sale d'attesa dei medici siano dei non luoghi ante litteram.

Certo è che i giornali che i medici lasciano sui tavolini delle loro sale d'attesa sono delle non letture.

Il mio medico di base, recentemente, propone il Giornale del Golf, il Giornale della Vela e Famiglia Cristiana.

L'ultima volta che sono stato da lui ho optato per Famiglia Cristiana, testata più consona al mio umore ed alle mie finanze correnti.

La copia letta, un vecchio numero, si occupava diffusamente del fenomeno dei blog.

Pare che siano pochi i blog cattolici.

Mentre è evidente, secondo mie stime personali, che i blog di battezzati, primacomunionati, sposati in chiesa etc. devono essere, almeno in Italia, la grande maggioranza.

Quindi non mancano i blog di cattolici, ma mancano i blog di quelli che ti fanno la predica.

Fra i blog aggiornati di Splinder noto che incominciano a spuntarne alcuni dal titolo esplicito e occhieggia la mattina, fra gli altri, un blog che si chiama Cristianesimo cattolico.

Diceva, tempo fa, un mio amico e coetaneo, parroco e playboy, che i cattolici sono il sale della Terra, ma che è meglio non cercare di far diventare la Terra una saliera.
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sabato, 20 ottobre 2007

E' vero, le tasse sono bellissime.

In uno Stato come l'Italia, dove la gente si mette i fiocchettini rossi sulla giacca di Hugo Boss per solidarizzare con i monaci birmani, le tasse potrebbero essere bellissime, perché sono la solidarietà stessa.

In uno Stato civile tutti i cittadini dovrebbero fare a gara per garantire carceri più confortevoli, ospedali migliori, scuole, strade, stipendi agli impiegati statali etc. etc. etc.

Il problema è che qualche furbo si va a vedere il Gran Prix di Monza con l'aereo presidenziale del 31° stormo e potrebbe andarci in treno e dare il buon esempio a tutti.

Qualcun altro ruba la carta igienica.

Allora le tasse sono ancora come lo jus connaticus, la tassa che si pagava al principe ormai anziano ed impotente al posto dello jus primae noctis.

E così le tasse diventano sempre più alte, la solidarietà diventa costrizione, la spesa utile diventa un chisenefotte generalizzato.

 

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venerdì, 19 ottobre 2007
E' capitato anche a me, prima o poi doveva accadere. Ne avevo sentito parlare e mi chiedevo come fosse possibile una cosa del genere.

Ho sempre considerato l'informatica e tutto ciò che ne consegue come qualcosa che deve restare uno strumento nelle mani dell'uomo.

Per me, di conseguenza, il blog è sempre stato un puro divertimento, lontano dalla vita reale, quella sì difficile e carica di difficoltà con le sue materialità.

Ieri, attraverso dei link di blog di amici splinderiani collaudati,  ho letto un post che ha suscitato la mia sana ilarità.  Carico di  ironia  e  surreale, ho pensato  di  commentare quel post  in tono che voleva essere ugualmente scherzoso.

Ricevo da questo blogger, poco dopo, un pvt carico di insulti. Qualcosa di ignominioso. L'autore di quel post mi ha aggredito verbalmente. Controllo ed il mio commento, evidentemente frainteso e non gradito, è stato cancellato. Sarebbe bastato questo.

Rispondo con un pvt e ne ricevo un altro al limite degli abissi umani.

Avevo sentito dire che in Splinder c'è gente che si prende molto sul serio, che minaccia querele, che crede di esssere un artista, che dedica molto tempo al blog. Non mi sembrava possibile. Ne ridevo.

Fatta questa drammatica esperienza, mentre rimuginavo ieri sera sull'inutilità e sulla volgarità degli insulti, mi sono ricordato che ieri ho fatto anche due incontri molto belli su Splinder, due persone delicate, sublimi, come altre conosciute in passato, che sono ora nei miei link e tra i blog ai quali sono invitato a partecipare.

Notavo la sproporzione tra il tempo dedicato a meditare l'offesa subita ed il poco tempo dedicato e gustare la felicità di aver incontrato altre due perle.

Purtroppo ho trascorso nell'infanzia troppi anni con le suore e sono abituato a rivolgermi alle persone sempre in buona fede, con il classico ramoscello di ulivo in mano, nel più pieno rispetto del prossimo, sempre pronto a fare pace ed a tendere la mano.

In questo modo ho corso spesso il rischio in vita mia di essere preso per un coglione e di avere un sacco di mazzate.

Ecco, ieri mi è capitato questo. Dal tono e dalla qualità degli insulti ricevuti, mi sembra superfluo pure considerare l'opportunità di spendere ulteriori parole per questa inqualificabile persona che ieri ho avuto la sventura di incontrare.

Ciò che vorrei dire è solo che questa persona aveva fatto un post sulla Birmania. molto accorato, che mi aveva colpito.

Evidentemente la solidarietà, spesso, purtroppo è solo una moda, un atteggiamento per far parte del gruppo e non qualcosa che corrisponda ad una personalità realmente compiuta.

Ho bloccato questo blogger. Questa persona crede di essere in anonimato e non sa che tutto ciò che avviene su internet viene monitorato costantemente dalla Polizia Postale.

Anche gli insulti sono un reato ed è facile risalire a chiunque, basta sporgere querela.

Non è sufficiente credere di essere coperti dall'anonimato, per poter agire liberamente da incivili.

Buona domenica.
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giovedì, 11 ottobre 2007
da "l'Amaro Miele"

S'io sapessi cantare
come il sole di giugno nel ventre della spiga,
l'ubiquo invincibile sole;
s'io sapessi gridare
gridare gridare gridare come il mare
quando s'impenna nel ludibrio d'aquilone;
s'io sapessi, s'io potessi usurpare il
linguaggio della pioggia
che insegna all'erba crudeli dolcezze...
oh allora ogni mattino,
e non con questa roca voce d'uomo,
vorrei dirti che t'amo
e sui muri del mio cieco cammino
scrivere la letizia del tuo nome,
le tre sillabe sante e misteriose,
il mio sigillo di nuove speranze,
il mio pane, il mio vino
il mio viatico buono.


grazie a Rudie LaCortedeiLimoni che me l'ha fatta conoscere.
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mercoledì, 10 ottobre 2007
8830424676
postato da: jesoi alle ore 09:58 | Permalink | commenti (3)
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lunedì, 08 ottobre 2007
E' sabato, manca poco all'una. Sto guidando l'auto fuori dal parcheggio del supermercato kolkosiano che si trova a cento metri da casa mia, proprio accanto alla scuola dove ho lavorato per tre anni. Ogni volta che vado al supermercato rivedo le sbarre, quelle enormi griglie ai finestroni del pian terreno, dietro i quali mi è sembrato di vivere in semi reclusione per tre anni. Subendo tutte le angherie ed i soprusi di una vera reclusione. Dopo altri tre anni i ricordi e gli odii sono sfumati, vado a fare la spesa assai tranquillamente e dò pure un'occhiata alle mie care commesse camalle, che movimentano in continuazione con i loro carrellini a pinze, all'interno del supermercato, enormi quantitativi di merce. Sono tutte carine, ma infagottate come sono nei loro camicioni blu, non se ne indovinano le forme.  Chissà che muscoli avranno a fare tutta quella fatica tutti i giorni. La cassiera adesso è la più carina di tutte. Una bella bruna rotondetta, con gli occhi un pò allungati, da mediorientale. Poi salutano, sorridono, sono simpatiche. L'hanno capito che vado a dare un'occhiata a loro altre che ai surgelati.
Carico la spesa, salgo in macchina, metto in moto e vedo una donna sul marciapiede che attira la mia attenzione. E' in piedi accanto ad una decappotabile nera, elegante e nuova di fabbrica con lo stemma dell'ordine dei medici dietro il parabrezza. Penso che aspetti che esca qualcuno dal  supermercato. Ma non è il genere di utenza che si incontra di solito in un hard discount. E' molto curata, i capelli sono stirati e tinturati, lei è alta e magra, gli abiti sono di marca, ma non le stanno bene addosso, ha grandi occhiali da sole di pregio. Sembra una bella donna, ma non mi convince, non mi convince. La scruto con insistenza, lei mi guarda, massì è lei, è lei: la prima della classe. La chiamo, prima ancora che riesca a scendere dalla macchina, si infila con la testa nel finestrino e mi molla un bacio sulla guancia sinistra.  Parcheggio, scendo, ci ribaciamo e abbracciamo. Eravamo compagni di classe. Lei era la prima, la più brava della classe, tenace, studiosa, comunista, femminista, eviratrice neanche tanto cortese. Racchia. Non è mai entrata in nessuna delle mie pur più perverse o autolesionistiche fantasie sessuali. Ci aggiorniamo. Veramente l'abbiamo già fatto sei anni fa. Ma ci riaggiorniamo, facendo finta che non ci vediamo da ventisette anni. Lei non capisce come io possa avere fatto tale improbabile fine professionale. Le dico che era bravissima e lei mi dice che pure io lo ero, ma non ne ho memoria.
Lei, invece, di lavoro fa il chirurgo. E' ginecologa ed ha preso una strana via. Fa quelle operazioni che un tempo si facevano a Casablanca: li taglia. Fa cambiare sesso a chi lo desideri davvero. Con il pensiero poso le mani a mò di scudo sull'attrezzatura, ma non lo faccio materialmente, memore di quando mi portarono a vedere uno spettacolino a Borgomanero dove c'era una danzatrice del ventre che con la scimitarra faceva più o meno le stesse cose che lei fa ora  e poi alla fine dello spettacolo la danzatrice-attrice disse alla mia amica che ero stato tutto il tempo con le mani lì (ma che cafone quel tu amico).
Mi chiede se sono sposato io le dico che, con quello che guadagno, non faccio neanche la prima settimana, figurarsi se qualcuna mi sposa. Mi promette che mi inviterà a cena per presentarmi delle sue amiche e mi chiede il numero di telefono. Lei aspetta che esca il figlio da scuola che dopo un pò arriva. Vivono in un paese a quindici chilometri di distanza e riempie la decappottabile di ragazzi. Ci salutiamo che lei cerca di governare fanciulli e zainetti.
Che strano mestiere però. Li taglia. Eppure, pensandoci, era una vocazione chiara, me la ricordo bene la sua durezza. Ma chi avrebbe potuto immaginare che da fare la ginecologa, mi ricordo anche bene quando univa pollici e indici nel segno delle femministe, avrebbe poi fatto questo meraviglioso mestiere.  Che brava ragazza. Speriamo che non mi presenti qualche sua collega con la sua stessa vocazione.
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venerdì, 05 ottobre 2007
Mi lasciano sempre molto perplesso coloro i quali manifestano, stando al sicuro , per le varie questioni politiche che affliggono il nostro pianeta.

Alcuni di essi li ho visti in tv tanti anni fa a manifestare e adesso sono seduti in parlamento o al governo.

Alla fine della sfilata in maschera, questa volta bisognava  mettersi qualcosa di rosso, come a San Silvestro, abbiamo cambiato tutti tranquillamente canale nella nostra testa, come siamo abituati a fare, ed abbiamo leggermente rimosso il fastidio del sangue, delle botte e delle immagini dei camion che portavano via i manifestanti ed i monaci birmani.

A me tornano sempre in mente le parole di Dante su Catone l'Uticense nel Purgatorio, "libertà vo cercando così cara, come sa chi per lei vita rifiuta", quando vedo qualcuno che muore, manifestando a mani nude contro i militari  armati dalle dittature.

Ma noi cosa possiamo fare? Andare di persona a manifestare in Birmania?

Io ci sono stato, per un anno, tanti anni fa, proprio in un paese vicino alla Birmania, in una fase successiva alle violenze, ad organizzare elezioni e pare che adesso qualcuno del circo  mondiale del "free and fair election" stia comprendendo che non è possibile applicare la nostra democrazia a sistemi che non nascono democratici e rigettano le libere elezioni.

Dicevo, cosa possiamo fare? Stare male ed accettare un misero lavoro ed una vita grigia da travet che ruba dieci minuti per postare nel blog e lasciare che il mondo vada per suo conto? Metterci in piedi davanti alla tv? Pregare?  Dare soldi ai tanti, tantissimi questuanti per ragioni umanitarie? Digiunare per solidarietà? Cambiare canale?

Io, intanto, ho trovato nel sito di Amnesty International Puglia un bell'appello da inviare ai generali birmani con relativi indirizzi e poi ho trovato un sito che si chiama www.aungsansuukyi.it.

Altro non so fare.

Invece mi sbaglio, forse l'unica cosa che posso fare è ricordarmi, nella mia modesta giornata che siamo tutti dei piccoli generali birmani assassini del prossimo ed allo stesso tempo dei poveri monaci birmani oppressi dal prossimo e cercare di limitare al massimo questo meccanismo.

Sarebbe amore cristiano o buddista, rispetto per il prossimo. Non sono mai  riuscito a professarmi ateo.

Intanto riporto gli indirizzi trovati nel sito di Amnesty:

State Peace and Development Council
Senior General Than Shwa
c/o Ministry of Defence, Naypytaw
Union of Myanmar

Foreign Minister Nyan Win
Ministry of Foreign Affairs
Naypyitaw, Union of Myanmar
Fax +95 1 222 950   + 95 1 221 719 

Occorre rispolverare l'inglese e poi aspettarsi una visita a casa dai torturatori dei servizi segreti birmani che operano in Italia.

E noi in Italia a che punto siamo, la nostra democrazia è evoluta, abbiamo libertà a sufficienza? Sicuramente siamo messi meglio dei poveri birmani, ma quante possibilità di felicità in più avremmo, se il nostro sistema politico fosse ancora migliore, se tutti quanti rispettassimo le regole? 
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martedì, 02 ottobre 2007
SassicaiaTenutaSanGuido

A170059Cosa hanno in comune quello che è considerato il miglior vino italiano e la Preparazione H ?

Sono fatti tutti e due con il lievito di birra.

Nel Sassicaia il lievito di birra determina la fermentazione alcolica, la Preparazione H, invece, è fatta con lievito di birra ed olio di pescecane.

E il Sassicaia può favorire le emorroidi, mentre la Preparazione H le può curare.
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