martedì, 28 agosto 2007
Parla, che ti gusto
Oh scrivi, che ti assaporo.
Perché sì, alcune persone sentono un gusto associato alle parole.
È la sinestesia lessico-gustativa, strabiliante prerogativa della parola che,
a volte, diventa stimolo per accendere una sensazione proprio lì,
sulla punta della lingua.
Magari tu dici “ricco” e il tuo interlocutore assapora il gusto
di un particolare fritto misto. Succede.
Alcuni studiosi pensano infatti che tali sinestetici tendano a sentire
lo stesso gusto per parole con suoni simili.
Altri invece ritengono che queste associazioni nascano
su basi semantiche, siano cioè i significati, e non i suoni,
a evocare le sensazioni gustative. Sinestesie comunque soggettive,
che attingono forse emozioni dall’infanzia.
Non conosco sinestetici lessico-gustativi,
ma se li conoscessi li ascolterei con ammirato stupore,
perché grazie a questa stravaganza la parola, in loro, apre
un mondo in più.
postato da: jesoi alle ore 14:15 | Permalink | commenti (11)
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giovedì, 23 agosto 2007
fmoonrise
..Il suo sguardo illumina come il lampo:
è una esplosione nelle tenebre.
Potrei paragonarla a un sole nero,
se si potesse concepire un astro buio che riversa la luce e felicità...

Ma ancora di più fa pensare alla luna,
che certo l'ha segnata con il suo temibile influsso.
Non la bianca luna degli idilli, che sembra una fredda sposa,
ma la luna sinistra e inebriante nel fondo di una notte,

tempestosa, sospinta dalle nuvole in corsa;
non la luna placida e discreta che visita il sonno dei puri,
ma la luna strappata dal cielo, vinta e ribelle,
che le Streghe della Tessaglia costringono senza pietà

a danzare sull'erba atterrita.
Nella sua piccola fronte abitano la volontà tenace e l'amore di preda.
E tuttavia, in fondo a questo viso inquietante,
splende con una grazia inesprimibile il riso di una grande bocca,

rossa e bianca, e deliziosa, che ci fa sognare il miracolo
di uno splendido fiore sbocciato in un terreno vulcanico.
Ci sono donne che ispirano la voglia di vincerle e di goderle.
Questa dà il desiderio di morire lentamente sotto il suo sguardo...

  C. Baudelaire

postato da: jesoi alle ore 12:59 | Permalink | commenti (6)
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giovedì, 23 agosto 2007

Continuo a correre. Ho trovato una pensioncina nella parte alta di Campobasso, vicino all'Ospedale ed all'Università Cattolica.

Si domina tutto il Matese, si vedono le cime del Monte Miletto ed il Monte Mutria ed io corro con questo paesaggio sullo sfondo.

Lungo la strada ho trovato dei cespugli di more. Enormi, buonissime e presto la corsa si è trasformata in una passeggiata per raccogliere le more.

Dai frutti di mare ai frutti di bosco.

Corro e penso. Oggi c'è una notiziola sui giornali. Tra le varie zone d'Italia in fiamme c'è anche Torre Guaceto. Soltanto 110 ettari fra canneto e macchia mediterranea, tartarughe, rettili ed uccelli migratori bruciati.

Toore Guaceto è un' oasi stupenda che occupa un vasto spazio costiero, presidiato giorno e notte dai volontari del WWF.  L'oasi naturale, zona protetta e tutelata ai massimi livelli, è una coscienza buona per una regione, la Puglia, e per una provincia, quella di Brindisi, sempre in bilico tra legalità ed illegalità, tra il sublime e lo scempio ambientale.

C'è poco da fare, mi sono venute le lacrime agli occhi ed anche adesso che scrivo mi vengono di nuovo.

Scrivere, certe volte, serve anche a cacciare vie le lacrime.

postato da: jesoi alle ore 10:22 | Permalink | commenti (2)
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lunedì, 13 agosto 2007

Ha detto che tanto non fa nulla. Ha chiuso la porta ed è andata via.

Sono rimasto da solo nella stanza.

Nella stanza ci sono un computer ed una cartellina con elastico con dentro le carte del lavoro da fare.

Nella stanza ci sono una copia dell'Officium Defunctorum di Jan Garbarek e The Hilliard Ensemble ed un crocefisso da restaurare.

Nella stanza c'è profumo di sandalo, odore di incenso, una T shirt originale indiana di Tantra trovata da un napoletano all'Alter Festa di Cisternino, appesa allo stendino, con scritto OM e poi OM is the hymn of the universe, the beginning of the time, the cosmic truth, the infinity of being.

Nella stanza ci sono: un alito di vento, l'odore di Dio, il mare in tempesta, il cielo stellato delle notti d'agosto, le cime dei monti innevate, le fronde degli alberi scosse dal vento di scirocco.

ma tu non ci sei.

sei andata via.

E hai detto di non preoccuparmi, perché tanto non fa nulla.

Nella stanza adesso ci sono solo un orsacchiotto ed un biberon. 

postato da: jesoi alle ore 18:27 | Permalink | commenti (4)
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lunedì, 13 agosto 2007
La vita e i sogni sono un libro
se lo leggi vivi,
se lo sfogli sogni.

8798798
postato da: jesoi alle ore 13:10 | Permalink | commenti (1)
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sabato, 11 agosto 2007
"Odio agosto
con i suoi culi abbronzati, le cremine, l’ombrellone
Odio le città vuote. Gli amici lontani. I figli all’estero
Odio i giornali di agosto, le interviste dei calciatori, i quiz, i sudoku e le previsioni per l’autunno
Odio il caldo delle autostrade, i caselli di Bologna e di Roma al telegiornale con il commento sul traffico
Odio i lavori stradali, gli incidenti, i camion, i restringimenti delle corsie
Odio il solleone al sud e le prime nevicate al nord
Odio i vecchi soli con il cane, la panetteria con la serranda, le macchine ferme da settimane con la polvere
Odio le persiane chiuse delle case, gli antifurti che suonano per ore
Odio i pensieri fermi di agosto, il riposo forzato, i giardini bruciati dal sole, le solitudini, così dure, di ferragosto
Odio gli autogrill, le persone sudate, le bibite ghiacciate, la coda ai cessi, il gratta e vinci e l’ultima compilation
Odio i rinvii a settembre, l’aria calma e umida, le piante secche di fronte ai ristoranti in ferie
Odio la ripetitività, il consumismo, gli sprechi di agosto
Odio la finta gioia, le finte vacanze e i finti soldi di agosto
Odio le fritture di pesce al mare, il sorbetto in piazzetta, la polenta e funghi in montagna
Odio la riscoperta della natura in agosto, le capre, i cavalli, le mucche, le galline visti come per la prima volta
Ma ciò che più odio di agosto è il suo senso di vuoto, la sua indolenza, il suo rimandare, il suo farci girare a vuoto, il chiuso per quattro settimane
Odio il calendario di dodici mesi. Undici, senza agosto, sono più che sufficienti
E odio anche me che scrivo queste cose."


Buon Ferragosto :)
postato da: jesoi alle ore 18:45 | Permalink | commenti (5)
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giovedì, 09 agosto 2007


Solo per chi scoprirà che in un'onda - apparentemente calma - divampa il fuoco più ardente, solo per il vento che saprà soffiare fino al cuore, solo per l'acqua che saprà tuonare nella valle dell'essere respirerò 
postato da: jesoi alle ore 17:01 | Permalink | commenti (2)
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giovedì, 09 agosto 2007

Ho preso tutte le ferie che potevo, le ho messe in fila e, finalmente, come quando ero disoccupato, mi devo organizzare la giornata.

Se è bello vado al mare, ma ci sono andato anche quando era cattivo tempo e tirava un maestrale che ti portava via, poi corro, dormo, leggo e guardo persino la televisione.

Corro e penso. Le macchine non si scansano di un millimetro. Io ho raccolto due fichi maturi e li tengo in mano, così, penso, il prossimo automobilista che mi sfiora glieli tiro dietro e poi, se si ferma, facciamo una bella litigata e gliene dico quattro.

I fichi sono maturi, ai lati della strada ci sono campi pieni di alberi di fico. Mi fermo e ne raccolgo altri. Sto di nuovo correndo ed ho mezzo chilo di fichi in mano. Faccio sorridere la gente dentro le auto che passano. Correndo, li sbuccio e me li mangio. Ho le mani collose. I fichi sono ottimi. Ce ne sono anche alcuni neri. Quelli maturi e aperti da sotto alludono persino all'organo sessuale femminile, la fica. Erotismo puro e corsa campestre. Del resto la foglia di fico è stato il primo capo di abbigliamento posto a coprire gli organi sessuali di Adamo ed Eva. Anche quello era erotismo, si vede e non si vede, prometto e alludo.

 

postato da: jesoi alle ore 15:49 | Permalink | commenti (4)
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lunedì, 06 agosto 2007

E' così, non si può fare nulla. La casa al mare, a pochi metri dal mare, sulla via principale del paese, è in realtà un avamposto  nella natura più selvaggia.

D'inverno, la palude è il rifugio di migliaia di storni. Durante i loro voli, bombardano letteralmente il paese, oscurando il cielo per quanto sono numerosi.

La casa è presidiata, per dieci mesi all'anno, da pochi minuscoli insetti innocui, che conosco sin dalla prima infanzia.

Ogni tanto sulle pareti esterne si vede qualche fracidana, cioé lucertola medio orientale orripilante e rarissima, presente in Europa soltanto nelle zone umide del basso Adriatico, che non entra in casa neanche se la inviti.

Ma le formiche, quest'anno, stanno passando ogni limite della pacifica convivenza, anche per un aspirante buddista come me (la conversione sarà però per la prossima vita).

Le formichine un tempo entravano in casa, misteriosamente attratte dal tepore domestico, da qualche pertugio fra il portone e lo stipite o dalla zanzariera del finestrone del bagno. Era facile individuarle. Camminavano in fila indiana anche sul cavo della SIP che entrava in casa e si fermava nell'ingresso. Erano disciplinate, ordinate, un esercito allineato e facilmente individuabile. Quando proprio non se ne poteva più, una spruzzatina di un prodotto con brevetto giapponese e scomparivano per tutta l'estate.

Adesso, invece, sono finiti i tempi delle formichine romantiche, si sono adeguate ai dettami della guerriglia Jaidista e di Al Quaeda. Non si presentano più in composti battaglioni facilmente estinguibili, ma a drappelli (commandos) di tre quattro formichine che saltano fuori nei posti più impensabili, sparse per tutta la casa. Guerriglia urbana domestica e non più battaglia campale. Non vale neanche la pena starle a spruzzare con prodotti chimici, le schiaccio con l'indice e mi lavo le mani, poi disinfetto. Operazioni chirurgiche. Le formichine sono proprio piccine, fanno pensare a quei soldati bambini che combattono le guerre nel mondo.

E vedo e sento formichine dappertutto, hanno raggiunto il loro scopo: il terrore.

Nel frattempo ho quasi finito Casa Rossa: un libro da salvare. La Marciano, oltre ad essere brava, è anche tanto discreta e non ci ha rotto le palle in nessun modo e non si hanno più notizie di lei.

Un paio di frasette da Casa Rossa che vorrei dedicare.

La prima è per RomanticaPerla.

"Come i ciechi, gli amanti sanno trovare la strada. Non importa quanto sono stati lontani, riconoscono subito l'odore, la forma, la consistenza del corpo dell'altro e trovano la strada. Una volta imparata, non si scorda più.

Avevo sentito le mani di Daniel che mi accarezzavano i fianchi. Il sapore della sua bocca, le mie dita sulla sua pelle, sui muscoli delle braccia e sul petto.

Quando mi aveva chiesto perché ridevo, avevo scosso la testa.

- Niente- gli avevo detto - Sono solo pazza di felicità-.

Questa è per Rudiae.

"Ero andata a prenderla alla stazione di Lecce.

Era eccitatissima, non stava in sé dalla gioia. Appena passata Bari, quando aveva visto il primo spicchio di mare, si era commossa. Così mi aveva detto.

Mi aveva pregato di fermarmi alla pasticceria vicina a Porta Rudiae: per anni, a Voghera, si era sognata i loro pasticciotti alla crema. Se ne era fatti fuori due, l'uno dietro all'altro, più un bigne al cioccolato e un cappuccino."

postato da: jesoi alle ore 17:17 | Permalink | commenti (7)
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giovedì, 02 agosto 2007

Frequentando il corso da sommelier, ho imparato ad usare i termini appropriati per poter decrivere un vino degustato.

Adesso, invece, vorrei imparare a descrivere con termini appropriati un romanzo, un racconto o una poesia.

Quando incominciai ad apprezzare i vini, usavo due categorie, "bbuono" e "no bbuono", mi piace e non mi piace.

Lo stesso faccio per le cose che leggo, penso "mi piace" o "non mi piace", senza giustificare, senza spiegarmi perché.

Ultimamente leggo, anzi sto centellinando, perché proprio mi piace abbastanza e non lo vorrei riporre subito, un romanzetto uscito un paio di anni fa, "Casa rossa" di Francesca Marciano.

In genere uno scrittore mi piace quando riesce a descrivere sensazioni che pure io ho provato e per le quali non ho trovato le parole. Mi piace di più se fa diventare quelle sensazioni un quadro od una musica descritte a parole.

La Marciano fa degli acquerelli, molto semplici, molto garbati ed eleganti.

Descrive Il Salento, New York e Roma e tante altre cose con cognizione di causa e sapienza di giovane scrittrice.

Ci sono tante frasi di "Casa Rossa" che avrei voluto riportare in questo post, ne ho scelta solo una che mi ha colpito particolarmente, eccola:

" Sul taxi, dopo il concerto, mi aveva baciato. Era stato un bacio morbido, lento, come se avessimo tutto il tempo del mondo".

postato da: jesoi alle ore 18:35 | Permalink | commenti (6)
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