giovedì, 28 giugno 2007
Una copia de "I Viaggi di Repubblica" del 28 settembre 2006 è riaffiorata casualmente l'altro giorno dalle disordinate cataste di libri, giornali e fogli  che assediano la mia esistenza e minacciano di mettermi fuori di casa, come un'onda alluvionale annunciata, in lenta e inarrestabile crescita.

Non avevo buttato via l'inserto del giovedì di Repubblica perché, ho appurato, c'erano da ritagliare degli indirizzi di Leuca, luogo salubre per il mio respiro, per il mio sguardo e per la mia anima.

Sfogliando il giornale ho letto, inattese, queste parole:

" Il primo piacere è chiavare, certo. E poi per me dormire nel sole, come dormivo adesso... E il terzo è bere vino. Francese, possibilmente...
E ho concluso che forse il paradiso è chiavare nel sole forse, pieni di Saint Emilion".

Queste parole sono di Edoardo Sanguineti.
Il più grande poeta vivente, secondo Rossana Campo, autrice di "In principio erano le mutande", romanzo edito da Feltrinelli e sua allieva.

L'articolo parla del DVD realizzato dalla Campo sul poeta, l'ABECEDARIO  di Edoardo Sanguineti. Il DVD è strutturato per parole come avanguardia, bere, comunismo, danza, novecento, oralità, pittura, quotidianità, romanzo, sesso,teatro, università, vita, zero.

Edoardo Sanguineti sarà al Museo di Egnatia di Fasano di Brindisi domani, venerdì 29 alle ore 20.00 e parlerà de "L'eredità della cultura classica greca nella contemporaneità".

Io ci andrò, memore di come, in tante occasioni della mia vita, l'aver ascoltato le lezioni dei Maestri,  mi sia stato sempre di grande aiuto.

Però, ciò che vorrei veramente chiedere al poeta Sanguineti è perché preferisce il vino di Saint Emilion e non gli altri bordolesi.
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martedì, 26 giugno 2007
Bisogna fare attenzione ai regali che si fanno ai bambini. Sono proprio i regali degli adulti a mettere in contatto i bambini con quel mondo cattivo dal quale si cerca di preservarli. Adesso è Internet, prima la bicicletta ed il motorino. Mi ricordo che per ogni foratura della bici dovevo sorbirmi i lunghi e noiosissimi racconti del signore che riparava le biciclette ma, peggio di tutti, fu l'elettrauto che, con la Vespa che il babbo mi aveva regalato, dovetti andare a trovare per un guasto. Non era del mio paese, veniva dalle contrade di Monopoli, era molto bravo e intelligente, "gnuro" e dallo sguardo intenso come quello di un turco, ma era percorso dal venticello freddo di una strana pazzia ilare che lo portava a parlare da solo mentre lavorava e a dire cazzate senza senso. Da lui fui contagiato, molto giovane, e incominciai a parlare da solo.
Il giorno in cui, molti anni dopo, io impazzii, questo, per la verità è accaduto molte volte in vita mia, il giorno in cui persi il senno dicevo, a seguito del protrarsi dello stato di disoccupazione, dopo aver giocato a fare l'eroe nel sud est asiatico per un anno, mi rivolsi a mio padre, caro, ancora viveva, e lo chiamai  "compagno lavoratore". La frase non aveva senso né contesto, mi sembra che la pronunciai incontrandolo nel corridoio di mattina, uscendo dal bagno e lui mi guardò come si guarda ad un grave problema da risolvere, anche perché non amava molto i comunisti.
Così sono andato avanti per anni, quando mi assalivano i pensieri per strada dicevo fra me e me a voce alta "compagno lavoratore". E' facile immaginare come questa abitudine mi abbia fatto correre il rischio in alcune occasioni di avere "mazzate", specie quando la frase mi sfuggiva in presenza di nostalgici di destra. E io che cosa ne sapevo? Poi, mica riuscivo a trattenermi.
Dire "compagni lavoratori" mi valse per un pò anche l'amicizia con alcuni anziani esponenti del vecchio PCI, fieri per il fatto che il figlio di un noto democristiano un pò spostato a destra, fosse passato alla falce e martello.
Il giorno in cui sono impazzito la seconda volta, e questo è accaduto quando le circostanze hanno voluto che finisse la mia storia d'amore con una dolcissima ragazza napoletana, che declinava per me la parola gatto in tutte le possibili forme come "muscio" "muscione" "gattone" "micione" "micio" "gattaccio" eccetera eccetera, il giorno in cui sono impazzito la seconda volta, quel giorno stesso ho finito di dire, dopo undici anni "compagno lavoratore" ed ho incominciato a dire "ciao miciona".
Sono ormai tre anni che quel "ciao miciona" mi sfugge dappertutto. Per la verità è molto meno rischioso che dire "compagno lavoratore", fino adesso nessuno ha cercato di picchiarmi, però è successo che qualche anziana signora mi abbia guardato commossa e qualche commesso di supermercato abbia sculettato delicatamente nel voltarsi verso di me.
Domenica ero con mio nipote di undici anni, il quale reclama una persona seria accanto, da quando non c'è più il suo papà. Dopo un pò di "ciao miciona", mi ha solennemente cazziato e, finalmente, dopo tanti anni, messo al muro e fatto rinsavire.
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lunedì, 25 giugno 2007
getimage.jsp

In questi giorni particolari di sentimenti fortemente contrastanti, ascolto le stupende canzoni di questa ventottenne ragazza romana, Chiara Civello.
Sabato 30 giugno, alle 21.00, Chiara Civello suonerà e canterà a Locorotondo per il Locus festival.




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lunedì, 25 giugno 2007
               E dall'alluce il filo teso
                 alla nuca tiepida la
      tua dei risvegli come dimenticare
           Quién lo haria?      Quién?
    E interrogavo     il pelvico     e     il
                          femore
dalla rotula sacra l'anima abbandonandolo
                l'abbracciò allora sì
                  la madre e strinse
         più volte la sua ombra al petto
      sterno e quattordici paia di costole
                finchè all'inguine viola
        scesero le acque pietosamente
               a dimorare nell'ombra
             dei licheni e dei pesci che
                   androgeni agitano
                    gli assorti silenzi


da Elegia corporale di Ignazio Delogu
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venerdì, 22 giugno 2007
Riuscirà la forza del mio solo desiderio a riportarci l'uno accanto all'altra, adesso che sei andata via per sempre e solo ombra scura di te dipinge la luce del sole, sulla sabbia baciata dal mare?
Non potrò più vedere i tuoi occhi, sacri come luce resa divina dal rosone di antica cattedrale normanna.
Solo questo senso di vuoto mi lasci,  questo è il tuo ultimo dono, la tua assenza.
Dopo che, come gatto e  usignolo giocavi e cantavi e mi scaldavi il cuore.
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martedì, 19 giugno 2007
Ieri ho ammazzato il mio blog.

In questo modo, ho rimesso le mie idee, i miei pensieri e la mia biografia nel mio corpo e sono andato tranquillamente in pizzeria qui sotto.

Dopo un anno e mezzo di blog la mia percezione della realtà aveva subito delle alterazioni e ho dovuto eliminarlo. Così come era nato senza lettori e senza speranze, così ieri è scomparso, senza nessuno al suo capezzale.

Devo dire che se ne è accorta subito una sola amica e, tante volte, basta una carezza per tenere in vita una persona. Così è rinato poco dopo. Anche perché non ce l'avevo fatta ad ammazzarlo completamente.

La pizzeria qui sotto era piena di impiegati, nei loro corpi  in camicia e cravatta, e di impiegate, nei loro corpi e in tailleur,  alle prese con improbabili insalate.

Io ho ordinato una pizza margherita da asporto e mentre aspettavo vicino al forno a legna mi passavano accanto, leggere e vestite di nero, nei loro corpi, le ragazze che portano i piatti ai tavoli, sfiorandomi ad ogni passaggio. Fino a che un tipo diretto alla toilette, pure lui nel suo corpo, mi ha quasi travolto e urtandomi, senza chiedere permesso o scusa, mi ha costretto a scansarmi. Ricordandomi di quanta bestialità siano capaci i nostri corpi.

Poi ho mangiato la mia pizza seduto da solo su di una panchina per strada, sollevando al cielo con tre dita la mozzarella filante ed infilandomela in bocca.
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Ieri sera ho aperto un oggetto strano dell'enologia pugliese, un bianco da invecchiamento. Si tratta del Lama di Corvo di Rivera di Andria, Chardonnay Castel del Monte D.O.C. del 2003.
Lo stesso vino, bevuto due anni fa, era spigoloso, disomogeneo e molto intenso. Ieri sera si è presentato con una splendida veste color oro chiaro, sentori molto ben amalgamati di burro, frutta esotica, miele, albicocca, spezie dolci.  Secco, ma consistente quasi come un passito,  ha accompagnato  le orecchiette al tartufo scorzone  fresco  molisano,  acciughe, aglio e olio in  maniera egregia.
Grande vino, pronto dopo quattro anni.  Fa piacere pensare che in Puglia qualcuno faccia vini del genere. Le uve vengono raccolte a mano nella "cru" e pigiate in modo soffice. Il mosto fermenta  in caratelli di rovere ed il vino matura negli stessi caratelli per altri otto mesi. Senza trattamenti di stabilizzazione a freddo, per non spegnerne gli aromi, ha qualche residuo che ti chiedi perché con i bianchi non si può usare il decanter.
Un vino del genere ha successo? Io l'ho avuto da un ristoratore che non riusciva a venderlo  ai tavoli.
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Tornando da Campobasso sabato ho fatto un giro del subappenino dauno. Alberona, Volturino, Faeto e poi la Cattedrale di Troia, un luogo straordinario, magico, mistico che si trova sulla antica via Egnazia Traianea.. La cattedrale è famosa per il rosone ed è considerata la più bella espressione del romanico pugliese. La luce che entra nella chiesa attraverso il rosone è un' esperienza senza pari. Da ieri è il mio nuovo avatar.
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lunedì, 18 giugno 2007
Ci fu una luce che ebbe
come osso Federico e una
mandorla amara fu Vallejo osso
e miele d'alveare Miguel corpo
di un milione di api orihuelo
ronzanti nell'aria sempiterna
in cui scadendo discesero
agli infèri corpi Keats incorrutibili
Shelley usignoli taciturni
sull'ala osso dell'arcangelo
scapola liturgica più fatta
per reggere il peso dello
zaino che non paco il
rosario urondo sul quale
contava rocque i grani
amari le ossa inventariate
dai tormenti dei cadaveri atroci
Corpus domini nostri Camilo Torres
Corpus Che Guevara domini
nostri Salvador Allende corpus
innumerevole e anche tu attento
cacciatore di inezie di quelle
che rivelano l'altezza dei sogni
e la profondità dei tramonti
colombo dal corpo leggero e grave
ironico uccello di passo per
questa geografia indecifrabile.

da Elegia corporale di Ignazio Delogu
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